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 I Grandi Piloti del Passato

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Alex
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MessaggioTitolo: I Grandi Piloti del Passato   Ven 11 Mar 2011 - 22:21

Ronnie Peterson
Gli piaceva osservare i pesciolini del suo acquario.
Quel piccolo mondo fatto solo di colori e nessun suono, lo affascinava e lo rilassava.


La macchina di traverso, al limite del limite di aderenza: questo era il marchio di fabbrica di Ronnie Peterson, quasi unanimemente considerato come il pilota più veloce nell’epoca in cui ha gareggiato. In Formula 1 arrivò nel 1970 dopo una folgorante carriera sui kart e in Formula 3. Non era solo velocissimo, ma aveva anche un’immagine a dir poco affascinante.
Non faceva fatica ad attrarre le attenzioni dei fotografi, dato che era biondo, bello e con una meravigliosa fidanzata, Barbro, quasi sempre al seguito. Da tipico svedese, era tendenzialmente timido e introverso. Più che con le parole, sapeva esprimersi con uno stile di guida inimitabile, da autentico pilota d’attacco che non conosce la paura. In Formula 1 fece gavetta con le poco competitive March. Già nel ’71 divenne vice campione del mondo alle spalle di Jackie Stewart ma per vincere il primo Gran Premio dovette attendere sino al 1973, quando finì alla corte di Colin Chapman alla Lotus. Nel frattempo si gustò una stagione di successo al volante dei prototipi della Ferrari, contribuendo alla conquista del titolo mondiale del 1972 con la 312PB.
Una delle sue migliori annate fu il 1974, quando fece volare la ormai vecchia Lotus 72 a Montecarlo, Digione e Monza conquistando vittorie quasi impossibili contro le più veloci Ferrari e McLaren. Ronnie era un artista del volante, capace di spremere l’impossibile da qualunque mezzo meccanico avesse a disposizione. Purtroppo, anche per sua stessa ammissione, era un pessimo collaudatore. Anziché correggere i difetti delle vetture con un’adeguata messa a punto, ci si adattava. E inoltre, il suo stile di guida portava al limite della resistenza le parti meccaniche. Rimasto prima guida alla Lotus nel 1975 non riuscì a contrastare la temporanea decadenza tecnica della squadra. A inizio ’76 tornò alla March, con cui ottenne un’altra impossibile vittoria nel Gran Premio d’Italia a Monza. Seguì un anno difficile alla Tyrrell con la P34 a sei ruote. La Lotus, nel frattempo, stava tornando grande anche grazie all’abilità di collaudo di Mario Andretti. Peterson tornò all’ovile, ma con un rigido contratto da seconda guida. In qualifica i meccanici avevano l’ordine di riempirgli il serbatoio di benzina quando era il momento di giocarsi la pole-position. Da uomo di parola, non attaccò mai Andretti anche quando avrebbe potuto farlo, accontentandosi spesso di arrivare secondo a pochi metri dal compagno di squadra. Vinse solo in Sudafrica con la vecchia 78 e in Austria nel giorno di uno dei pochi ritiri di Andretti.
A Monza, al Gran Premio d’Italia del 1978, ebbe la sfortuna di distruggere la sua 79 nel corso delle prove al mattino. Prese il via con la vecchia e più fragile 78, rimanendo intrappolato tra Reutemann e Hunt alla partenza. La sua Lotus fu proiettata frontalmente contro il guard-rail dalla presa tra la Ferrari e la McLaren. Ronnie si fratturò le gambe, una delle quali in modo molto serio. Nessuno era tuttavia preoccupato per la sua vita quanto per quella di Vittorio Brambilla, colpito alla testa da un pneumatico e in coma all’ospedale. Ricoverato a Niguarda, Peterson soffriva per il dolore mentre i medici decidevano di operarlo per ridurre la frattura più grave. Complicazioni dopo l’intervento, con l’insorgere di un’embolia grassosa, portarono via Peterson tra l’incredulità degli appassionati e degli addetti ai lavori.
In quel mare di parole inutili e ipocrite Ronnie pare affondare nel suo acquario dove il riflesso del suo viso si mescola ai pesciolini rosso e oro.
Un mondo piccolo, fatto solo di colori e nessun suono.
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MessaggioTitolo: Re: I Grandi Piloti del Passato   Sab 12 Mar 2011 - 21:51

GILLES VILLENEUVE
"Se è vero che la vita di un essere umano è come un film, io ho avuto il privilegio di essere la comparsa, lo sceneggiatore, l'attore protagonista e il regista del mio modo di vivere" (Gilles Villeneuve)

Non sempre la fama viene raggiunta dai risultati. A volte, come nel caso di Gilles Villeneuve, è l’uomo il mito, che con la sua straordinaria unicità, riesce come per magia a regalare sogni che vanno ben oltre le pure e semplici prestazioni. Con le sue gesta, il suo coraggio, la sua generosità, il giovane Villeneuve ha conquistato un’intera generazione di tifosi. Nato nel 1950 in Quebec da una modesta famiglia, il futuro pilota mostra subito la sua grande passione per la meccanica e la velocità. Appena diciassettenne Villeneuve si impone come protagonista assoluto delle motoslitta, con le quali oltre a vincere e guadagnarsi da che vivere, compie impressionanti e spericolate evoluzioni.
Guadagna ed investe, a volte si indebita pur di seguire il suo grande sogno: correre sulle Formula 1. Proprio in questo periodo, sposato e con un figlio, Jacques, prova l’avventura nella Formula Atlantic, la categoria di monoposto più importante di tutto il Canada. Non è una buona stagione per lui, ma dopo tanti sforzi e sacrifici, nel ‘75 arrivano i primi risultati che gli garantiscono la convocazione anche per l’anno successivo. Gilles inizia la stagione folgorante, tanto che la McLaren lo chiama per disputare il GP di Pau di Formula 2, uno tra i più prestigiosi palcoscenici per i giovani piloti emergenti. Le cose anche questa volta non vanno per il meglio, ma al suo rientro in Canada, ecco il tanto atteso primo titolo di formula Atlantic. La vera consacrazione nell’olimpo della F1 arriva però con la gara di Trois-Rivieres, dove Gilles firma un contratto per la disputa di cinque gare di Formula 1 in qualità di terzo pilota nel team McLaren. Una bella vetrina che permette a Gilles di mostrare il suo stile aggressivo e una straordinaria capacità di controllo della vettura.
Riconoscimenti che non gli danno la fiducia del team inglese, ma che gli consentono di entrare sotto l’ala protettrice di Enzo Ferrari, alla ricerca in quel periodo proprio di un giovane pilota con poca esperienza, per dimostrare quanto fossero le auto e non il pilota le principali protagoniste in pista. Il semi-sconosciuto Villeneuve è l’uomo scelto e convocato per questo fine. In questo strano modo ha inizio una delle favole più belle della storia delle corse. L’abbandono di lì a poco di Niki Lauda è la svolta per il neo pilota ferrarista, che si vede così spinto da subito al volante della 312 T2. Tra prestazioni deludenti e rocambolesche uscite di pista, Gilles fa parlare molto di sè. Nonostante l’inesperienza e le scarse vittorie, il Drake lo conferma per la stagione successiva. E’ l’anno dell’accoppiata con Reutemann al volante della nascitura 312 T3. Villeneuve è in crescita e fa passi da gigante. La stagione ‘78 non è priva di polemiche, ma Gilles un po’ alla volta incomincia ad affiatarsi col team e i meccanici.
Il grande giorno per il pilota canadese è in arrivo, l’8 ottobre 1978 nella sua Montreal, Gilles è pronto a giocare il tutto per tutto e a conquistare la sua prima affermazione su una Ferrari regalando a tutti un grande spettacolo, passando sotto podio intraversando la sua vettura oltre i 260 km/h.
L’anno successivo la Ferrari schiera una coppia che ha fatto storia: Scheckter-Villeneuve. Anche se le vittorie di Gilles del 1979 furono solo tre, era ormai scattata la “febbre Villeneuve”.

Sfortuna e destrezza lo rendevano sempre più popolare e ogni gara che lo vedeva in pista era sempre un’avventura. La sua popolarità raggiunse i massimi livelli, anche se il 1980 fu un anno disastroso per la Ferrari, con una T5 difficile da tenere in strada. Il mago del Canada tentò il tutto per tutto battendosi comunque ai limiti, nonostante la serie di incidenti clamorosi che lo videro miracolosamente illeso. Per l’anno 1981 la Ferrari con la sua nuova 126 CK affiancò a Villeneuve il francese Didier Pironi. Gilles anche per questa stagione portò a casa due sole vittorie e tanta popolarità. La 126 C2 del consecutivo anno fu ancora più competitiva. La coppia delle due Rosse era affiatata e a Imola in doppietta si scambiarono continuamente le posizioni fino all’ordine dei box di mantenere le posizioni, che all’ultimo secondo non fu seguito da Pironi, che passò in testa sotto la bandiera a scacchi.
Gilles, ancora amareggiato per lo sgarro di Imola scendeva ancora in pista in Belgio per fare un tempo migliore del compagno di squadra, ma la pista era ancora umida: nel primo giro lanciato una fatale collisione con Mass lo sbalzava in successivi, tremendi urti e lo proiettava lontano dalla monoposto. Gilles si spense a 32 anni all’ospedale di Lovanio per le gravissime ferite riportate. Villeneuve corse per sei anni in Formula 1, disputando un totale di 67 gare. Il suo stile di guida, inconfondibile perché sempre al limite, è rimasto nel cuore di tutti i tifosi.

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MessaggioTitolo: Re: I Grandi Piloti del Passato   Mer 16 Mar 2011 - 13:42

AYRTON SENNA
«Pensi di avere un limite, così provi a toccare questo limite. Accade qualcosa. E immediatamente riesci a correre un po' più forte, grazie al potere della tua mente, alla tua determinazione, al tuo istinto e grazie all'esperienza. Puoi volare molto in alto.»

Ayrton Senna da Silva pilota di formula uno, è stato tre volte campione del mondo. Gli inizi della sua carriera promettono molto bene nelle formule minori, dalla formula 3, dove diviene campione nel 1983, passa in Formula 1 nel 1984 e non passa inosservato agli occhi dei grandi Team, arrivando anche secondo al gran premio di Monaco.
La scuderia che lo ingaggiò nel 1985 fu la Lotus e alla seconda gara del mondiale Ayrton ottenne la sua prima vittoria nel Gran Premio del Portogallo. Lo stesso anno dimostrò di essere un vero cavallo di razza mettendo a segno ben sette pole position. La Lotus però gli stava stretta perché non riusciva ad esprimere tutto il talento che il pilota poteva dimostrare e dopo tre anni passati con la scuderia che aveva visto tra i suoi piloti il mitico Jim Clark, Senna passa alla McLaren.
L'arrivo alla McLaren non fu tutto rosa e fiori, perché come antagonista trovò un certo Prost, e la loro rivalità echeggia ancora sulle piste della formula 1. Lo stesso anno, grazie anche ad una macchina dalle prestazioni eccellenti, Senna coronò il suo sogno, diventare per la prima volta Campione del Mondo con 8 vittorie e 13 Pole Position.
L'anno successivo, iniziò come era terminato il 1988. Le due McLaren erano irraggiungibili e Senna segnò le prime quattro gare con tre vittorie. Quell'anno però terminò con un giallo. Prost sempre primo in classifica e Senna al secondo posto si giocavano tutto all'ultima corse che si teneva in Giappone. Prost a cinque giri dalla fine, taglio una curva per non permettere al suo rivale di sorpassarlo e permettergli di avvicinarsi in classifica. Lo scorretto stratagemma del francese non permise ad Ayrton Senna di ritirarsi, ma dopo una sosta ai box per sostituire il musetto della sua vettura, come in un romanzo, sorpassò Alessandro Nannini, tagliando per primo il traguardo e riaprendo i giochi, ma a salire sul podio più alto, fu proprio l'italiano. Senna fu squalificato per essere stato aiutato da un commissario di pista e per aver saltato una chicane. Prost divenne campione del mondo, e questo fatto scaturì tra i due una rivalità senza confini.
L'anno successivo con Prost alla Ferrari, Senna ribaltò il risultato dell'anno precedente. Sempre in Giappone e con Ayrton in testa alla classifica e alla gara, alla prima curva, il brasiliano strinse Prost mandandolo fuori pista e non proseguendo neanche lui la gara. In questo modo si aggiudicò il suo secondo mondiale. La rivalità con Prost si spense l'anno successivo. La Ferrari non era più così competitiva e la rivalità passò tra McLaren e Renault capitanata da uno strepitoso Nigel Mansell che venne battuto sempre in Giappone da un agguerrito Senna. Questo fu l'ultimo mondiale vinto da Senna, l'anno successivo, la Williams fu veramente devastante.
Dopo un anno di strepitose battaglie, ma senza vincere il mondiale, Senna passò dalla McLaren alla Williams per sostituire il suo eterno rivale Alain Prost. Il passaggio di Senna nella scuderia più accreditata a vincere il mondiale, non fu benevolo nei suoi confronti. Dopo essersi ritirato nelle due gare iniziali, la terza gara che si svolse a San Marino determinò la fine di un'era e l'inizio di una leggenda. Le prove furono segnate dal grave incidente di Rubens Barrichello, ma sopratutto dalla morte di Ratzenberger il giorno dopo. Senna guadagna l'ennesima Pole Position, ma al settimo giro Senna trovò la morte alla curva del Tamburello. La sua macchina uscì improvvisamente fuori pista senza alcuna spiegazione logica. Senza più il controllo della sua monoposto, data la rottura del piantone dello sterzo, Ayrton terminò la sua corsa contro le barriere di protezione. I dettagli della sua morte sono atroci. Una parte della sospensione anteriore, si andò ad infilare nella visiera del casco e trafiggendo la parte temporale destra. Senna fu trasportato al vicino ospedale di Bologna, ma alle diciotto e trentanove il suo cuore smise di battere.
Per la Formula 1 e il suo Brasile fu una perdita indescrivibile dove furono proclamati tre giorni di lutto nazionale.

"Sei io avessi un incidente che eventualmente mi costasse la vita, io spero che sia sul colpo. Io non voglio restare su una sedia a rotelle. Io non vorrei finire in ospedale a soffrire per qualsiasi ferita sia. Se io devo vivere, io voglio vivere pienamente. Molto intensamente perché sono una persona intensa. La mia vita sarebbe rovinata se dovessi vivere parzialmente".
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MessaggioTitolo: Re: I Grandi Piloti del Passato   Ven 18 Mar 2011 - 11:27

TAZIO NUVOLARI
“Camminerai più forte fra le nuvole del cielo”

Tazio Giorgio Nuvolari nasce a Castel d’Ario, in provincia di Mantova, il 16 novembre 1892. È unanimemente ritenuto uno dei più grandi piloti da corsa della storia del motorismo. A gareggiare arriva tardi, nel 1920, e per qualche anno fatica ad affermarsi.
Sogna l’auto ma ripiega sulla moto perché economicamente più accessibile. La sua è una famiglia di agricoltori benestanti, non dotata di mezzi illimitati. Si arrabatta commerciando automobili, poi dal 1923 diviene pilota professionista. In breve i suoi successi gli valgono il titolo di “Campionissimo” della moto, così come Girardengo lo era per la bici.
L’Alfa Romeo gli fa provare la sua “Grand Prix” ma il test ha un esito disastroso: Tazio esce di pista, si ferisce e danneggia la macchina. Deve tornare alla moto e continua a inanellare affermazioni.
Alla fine del 1927 fonda la Scuderia Nuvolari, acquista delle Bugatti e ingaggia quello che sarà il suo più grande antagonista italiano, Achille Varzi. Ma le vittorie stentano, la rivalità con Varzi si acuisce, i costi dell’attività condotta in proprio sono molto elevati.
La svolta si ha nel 1930, quando l’Alfa Romeo lo mette nuovamente alla prova affidandogli una sua vettura per la Mille Miglia. Tazio risponde imponendosi a tempo di primato, oltre 100 km all’ora: considerando le strade dell’epoca, una performance inimmaginabile. Tazio entra a far parte della neonata Scuderia Ferrari e colleziona successi in Europa, Africa, America, ovunque.
Dal 1934 la superiorità tecnica delle auto da corsa tedesche, Mercedes e Auto Union, diviene egemonia e a ribattere colpo su colpo con le Alfa Romeo in forte calo di competitività resta solo Nuvolari, ripetutamente primo al traguardo grazie alla sua strabiliante capacità di ribaltare i rapporti di forza in campo.
Nel 1938, quando nemmeno il suo valore riesce più a riequilibrare la situazione, passa alla Auto Union, che cerca una prima guida per sostituire il giovane asso Bernd Rosemeyer uccisosi in un tentativo di primato. Tazio assimila rapidamente la tecnica di guida di un’auto a motore posteriore e riconduce la macchina dei quattro anelli alla vittoria.
Dopo la guerra, Nuvolari è in condizioni di salute precarie ed è inoltre prostrato dal dolore a causa della morte per malattia dei figli, tutti e due diciottenni, a nove anni di distanza l’uno dall’altro. Eppure riesce ancora correre e a vincere e in ogni caso a stupire, come nelle Mille Miglia del 1947 e del 1948, dove sfiora affermazioni clamorose.
Il 10 aprile 1950, con una Cisitalia-Abarth, è quinto assoluto e primo della classe 1100 nella corsa in salita Palermo-Monte Pellegrino. Ha chiuso ma non annuncerà mai il proprio ritiro. Se ne andrà in silenzio l’11 agosto 1953, alle sei del mattino.
Di lui non resta soltanto un lungo elenco di trionfi su due e su quattro ruote, ma anche un’antologia di episodi gloriosi, rocamboleschi, comunque eccezionali, al limite del credibile e oltre, che si tramandano di generazione in generazione, di biografia in biografia, facendo del piccolo grande uomo di Castel d’Ario una vera e propria popstar da leggenda.
Di Nuvolari ne nasce uno solo (Stirling Moss)
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